LA CRIPTA D’INVERNO di Anne Michaels

 

SINOSSI

La scrittrice e poetessa canadese torna sulla scena letteraria internazionale con la storia d’amore tra Avery e Jean, una coppia anglo-canadese che nel 1964 si trasferisce sotto gli imponenti templi di Abu Simbel, e abita una casa galleggiante sul Nilo.

Come per un destino legato all’acqua, i due giovani si erano incontrati pochi anni prima lungo la riva del fiume San Lorenzo mentre Avery, sulle orme del padre ingegnere, lavorava al canale navigabile che avrebbe sommerso villaggi, terre, memorie.

Dal canto suo Jean, botanica per vocazione, salvava piante destinate a scomparire. Avery è adesso impegnato a smantellare i templi egizi per riassemblarli al riparo dall’inondazione provocata dalla nuova diga di Assuan.

La dicotomia tra creazione e distruzione innescata dall’intervento umano turba i due protagonisti, mentre la loro intesa si incrina per colpa di una profonda, più personale ferita.

Una volta tornati in Canada, Jean si avvicina a Lucjan, un artista polacco che le dedica un singolare mélange di erotismo e dolenti memorie sulla devastazione del ghetto di Varsavia e la ricostruzione nel dopoguerra.

Un altro mondo cancellato e poi ricreato, simile eppure fittizio… Ma ciò che è sparito dal mondo visibile non continua forse ad abitarlo, nelle profondità recondite della terra e dell’acqua?

RECENSIONE E OPINIONI

Ho comprato in super sconto questo volumetto senza conoscerne l’autrice o la trama, molto spesso inciampo in libri interessanti e pieni di spunti, ma questa volta sono incappata in un libro che non mi ha trasmesso molto. Probabilmente non era il periodo giusto per leggerlo, o soltanto non è un libro nelle mie corde.

il secondo più importante atto sovversivo è dimostrare tenerezza, perchè è qualcosa che nessuno può regolamentare o rendere illegale

Sin da subito traspare tra i due protagonisti un legame mentale che dava loro un piacere quasi devastante.

Dopo un po’ di tempo Avery riceve l’incarico di lavorare allo smantellamento e alla ricostruzione dei templi egizi dopo le inondazioni dell’Alta Diga di Assuan.

Il Nilo e il deserto, due immensità distinte, testimoni del loro allontanamento. In Jean resterà di questa avventura: dolore e lacerazioni. La morte sarà il suo centro insieme all’impotenza difronte al lutto. Avery in disparte davanti alla sofferenza di Jean ed impotente.


Tornano in Canada. Jean incontra Lucjan, artista polacco che le stravolge la vita, una diversa inondazione, la vulnerabilità della pelle tra di loro. Questa volta il passaggio inverso, dalla demolizione alla costruzione.
Ultimo atto. Non per cancellare, ma per lavare via.

La storia in se non mi ha colpita molto, anche se la scrittura era facile e scorrevole. Vi sono molte frasi ad effetto che mi sono piaciute e anche parecchie descrizioni di piante o fenomeni legati al mondo naturale, ma quello che non mi ha tenuta aggrappata alle pagine è stata proprio la storia centrale.

Consiglio tale libro a chi non ha troppe pretese, a chi ama la botanica

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